martedì 30 aprile 2013

RECENSIONE: "YELLOW BIRDS" Kevin Powers


Sono venuto a conoscenza di questo autore mentre sfogliavo una rivista comprata per passare un po' di tempo mentre aspettavo il treno. Il giorno successivo, durante la trasmissione di Fabio Fazio "Che Tempo Che Fa", uno degli ospiti era proprio Kevin Powers. "Yellow Birds" è il titolo del suo romanzo d'esordio edito in Italia da Einaudi. L'ho riconosciuto subito per averlo già notato in quell'articolo del settimanale che vi dicevo prima. Un vero e proprio successo, osannato dalla critica e ammirato da molti dei suoi illustri colleghi in terra a stelle e strisce. Solitamente non leggo moltissimi libri che hanno come argomento principale la guerra. Non perché sia una persona particolarmente sensibile alla materia ma perché non è decisamente il mio genere preferito. Il motivo non è casuale,  il tutto deriva dal fatto che molte volte mi è capitato di leggere questi romanzi senza capirne molto. Molti autori si addentrano nei meandri oscuri della tecnicità, fornendo nomi e sigle specifiche, utilizzate in ambito militare, lasciando il lettore a bocca aperta o costringendolo a saltare qualche riga, appunto, per questo motivo. Kevin Powers non è tra questi, il libro si legge in modo scorrevole pur trattando situazioni che, qualora fosse un film, richiederebbero la presenza dei genitori per i più piccoli. La guerra non ha mai portato niente di buono, per nessuno, per chi la fa e per chi la subisce. Due giovani ragazzi mandati al fronte, un luogo che diventerà il loro inferno e trasformerà le loro vite per sempre. L'indifferenza per la morte è la cosa che più aggredisce il lettore in questo romanzo. Scrivo romanzo perchè lo è, ma potrebbe essere benissimo il racconto/biografia di migliaia di veterani di qualsiasi guerra o conflitto. Questa mia considerazione non vuole essere un modo di collocare il tutto nel calderone del genere, anzi, è appunto questo quello che lo contraddistingue. Personaggi che rispecchiano la verità di un'esperienza atroce, senza affidarsi al racconto in prima persona. Bartle e Murphy sono i protagonisti principali di questo libro. Sono due ragazzi poco più che ventenni scaraventati nell'inferno della morte, lontano da casa e dai propri affetti. Tra i due si crea un legame forte, un'amicizia vera. La guerra li trasforma e li rende adulti in modo molto rapido, già dopo la prima settimana al fronte. Bartle si ritrova a fare da angelo custode a Murphy, per caso, senza volerlo, a causa di una stupida promessa fatta alla madre prima di partire. Bartle è il nostro narratore. Racconta cose tremende, assurde, quasi oltre l'umana immaginazione.
Tanti film hanno mostrato le stesse immagini che si sviluppano davanti ai loro occhi giornalmente, ma quello che loro stanno vivendo è tutt'altro che un film. All'interno dei film, anche in quelli che finiscono male, i "morti" si ritrovano a ritirare premi, arrivano in limousine e sono vestiti con abiti costosissimi. I morti qui descritti non andranno da nessuna parte, rimangono a terra, nessuna macchina di lusso e nessun premio, l'unico trucco che porteranno mai è il loro stesso sangue, ormai seccato sul loro corpo. Molti rientreranno a casa in una bara avvolta da una bandiera, la stessa bandiera del loro paese che li ha mandati a morire, altri rientreranno vivi, ma con il cervello morto, l'anima che vagherà nello sconforto e nella colpa, la colpa di aver ucciso, la colpa di aver gioito nel vedere un compagno morto a terra, ringraziando Dio di non essere morti loro ma che sia toccato a qualcun'altro. Bartle avrà la fortuna di riuscire a sopravvivere all'inferno della guerra, tornerà a casa. Murphy non tornerà a casa e il senso di colpa piano piano lacererà l'anima di Bartle. La colpa di non essere riuscito a mantenere la promessa fatta e la colpa di essere sopravvissuto. Al suo rientro Bartle dovrà fare i conti con i fantasmi di quei giovani compagni morti brutalmente lontano da casa.
Ero abbastanza scettico prima di iniziare la lettura di questo libro di Powers. Il mio scetticismo derivava dall'incredibile pubblicità che ha avuto prima e subito dopo l'uscita nelle librerie. Un successo planetario, visto che il libro è stato tradotto in molte lingue. Inutile dirvi che mi sono ricreduto già dopo il primo capitolo.
Questo libro, molto intenso, vi arricchirà dentro, proprio come ha fatto con me. Bisogna attribuirgli la capacità di toccare le nostre coscienze, porta il lettore a pensare intensamente a chi non ha ricevuto la nostra stessa fortuna e a chi, come i militari, rischia la propria vita e la propria sanità mentale per la pace e la democrazia di paesi lontani da quello di appartenenza. Giusto? Sbagliato? Serve veramente la guerra per ristabilire la pace? Instaurare la democrazia in un paese serve forse come scusa per altro? Nelle sue parole Powers, in parte, risponderà a queste domande, ma quello che riuscirà a fare bene è descrivere il buio, la morte e la disperazione. Lo scrittore inoltre fornisce una visione unica di questi ragazzi che si arruolano nell'esercito così giovani. Ora capisco meglio dove arriva l'attribuzione d'eroe per chi è tornato dalla guerra, che sia sui propri piedi o in una bara. Una lettura difficile ma penso necessaria. 

Ecco l'intervista dell'autore da Fabio Fazio a "Che Tempo Che Fa" del 14/04/2013 (se utilizzate un i-Pad per vedere l'intervista clikkate sul link all'inizio della recensione)

Titolo: "Yellow Birds"
Autore: Kevin Powers
Pagine: 192
Autore: Einaudi, Stile Libero Big
Prezzo: Amazon.it, LaFeltrinelli.it, Ibs.it, inMondadori.it €14,45 (brossura)






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