lunedì 21 ottobre 2013

Recensione: "Figli Dello Stesso Padre" di Romana Petri

Romana Petri con "Figli dello stesso padre" ha confermato la mia passione per la sua scrittura. Il primo romanzo che ho letto della Petri è "Tutta la Vita", vi consiglio vivamente di leggerlo. La Petri riesce sempre a creare nel suo lettore amore a prima vista con i suoi personaggi. In Vita ho adorato, sofferto e gioito assieme ad Alcina, la protagonista assoluta, mentre in "figli dello stesso padre" ho seguito i due fratellastri con vera passione, prediligendo uno piuttosto che un altro, alternando le mie preferenze man mano che si sviluppava la storia. Devo dire che la sua candidatura al premio Strega 2013 poteva diventare una vittoria certa con questo romanzo, se fossi stato io il giudice! I premi, a mio modesto parere, per uno scrittore di mestiere non dovrebbero interessare troppo, penso che le soddisfazioni migliori vengano dalla quantita' di libri venduti in libreria ma, hey, questo e' solo il mio modesto pensiero a riguardo. Un libro che riesce a conquistare fin da subito, al diavolo i vari impegni, email da mandare, commissioni da portare a termine, insomma, richiede immediatamente l'attenzione totale. E' come se le pagine ti guardassero in maniera storta se abbandonate troppo a lungo...
Veniamo alla storia ora. Il libro si apre con un invito ad una mostra che parte dall'Italia e arriva negli Stati Uniti. Mille sono i dubbi e le incertezze che accompagnano Emilio nella decisione di parteciparvi oppure no. Innumerevoli i ricordi che il personaggio ci regala mentre viaggia attraverso la sua infanzia fino ad arrivare all'incontro con Germano. Quest'ultimo il mittente dell'invito e anche colui che sembra avere il maggior numero di dubbi riguardo alla loro relazione. Entrambi adulti, vivono le loro vite in modo separato, uno con una famiglia da accudire e le infinite responsabilita' che la cosa ne comporta e l'altro da solo, senza aver mai pensato troppo a nessuno se non a se stesso. Un legame di sangue li lega, che a loro stessi piaccia o no. Un padre da condividere, ormai deceduto, e due madri che hanno superato il muro dell'imbarazzo diventando amiche.
Un giorno, al mare, Germano deve crescere molto velocemente e assorbire le parole dei genitori. Parole dure che annunciano la fine della loro famiglia. Un momento duro nella mente di un bambino, le sue certezze vengono meno e il mondo tende a crollargli attorno. Come puo' un bambino capire che la sua famiglia si dovra' dividere? Che impatto potra' mai avere su di lui una volta adulto? 
Emilio, figlio della relazione che ha causato il suo dramma infantile, dal canto suo, si ritrova le colpe del fratellastro e dovra' a sua volta vivere quello stesso dramma che Germano aveva vissuto tempo prima. Complesso e' il loro processo di crescita e complessa e' la relazione che i tre genitori saranno costretti a gestire. Romana Petri ci racconta quel mare infinito di rancori, colpe e colpevoli che si susseguono attorno allo sciogliersi di un nucleo importante come la famiglia. Due uomini che, superata la quarantina, vivono le loro vite ossessionati dall'impronta con la quale il padre ha marcato le loro vite. Due donne unite dallo stesso uomo e dal dolore che egli provoca in ognuna di loro. Un rapporto quasi impossibile da capire tra le due madri, un rapporto che Edda, madre di Germano,  riesce ad instaurare con una maturita' lucida. Nelle vite di questi personaggi, il legame di sangue che, in qualche modo, li tiene in contatto, rompera' le barriere che la nostra testarda presunzione alla ragione assolutaa volte puo' offuscare la nostra mente. Dopo questa lettura urlo ancora una volta BRAVA! a Romana Petri per aver, ancora una volta, portato alla luce la potenza infinita dell'essere umano nell'affrontare le sfide piu' grandi che la vita ci pone davanti.







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