martedì 17 dicembre 2013

MASTERPIECE

La mia esperienza con i reality show nasce molti anni fa con l'arrivo nel nostro paese del grande fratello. Ricordo ancora l'entusiasmo del nuovo prodotto presentato al grande pubblico. Da quelle infinite serate in compagnia di Daria Bignardi, di tempo ne è passato, parecchio. Da quel momento in poi, i reality hanno  conosciuto un boom pazzesco, ipnotizzando il pubblico con i loro format accattivanti e molte volte violenti, quasi estremi.
Personalmente non ho ancora capito se possano piacermi oppure no. Ho guardato i primi due anni del Grande Fratello e alcune puntate di altri show simili. Sono riuscito a divertirmi e anche a partecipare emozionalmente con alcuni dei concorrenti, famosi e non, durante le prove che venivano loro di giorno in giorno imposte.
Nel tempo mi sono stufato e ho cominciato ad annoiarmi, incominciando a sviluppare un senso critico (altamente negativo) verso il dilungarsi delle serate e del continuo dramma inflitto agli spettatori, per non parlare dei concorrenti, disposti a tutto per raggiungere la fama o per riscattarne una perduta.
Passano così anni di rifiuto alla visione dei suddetti programmi, uno la brutta copia via l'altra, quasi una sfida a chi riesce a crearne uno peggiore. Innegabile dire che questo è solo un mio modesto parere, assolutamente personale, direi uno dei pochi del genere, visto il seguito di pubblico che riescono a "catturare".
Nell'ultmo mese mi sono riavvicinato al genere attraverso il nuovo reality, dedicato alla scrittura, che va in onda su RAITRE la domenica sera con il nome di MASTERPIECE. Moltissimi i concorrenti che a suoni di parole si contenderanno il premio ambitissimo: un contratto editoriale con la casa editrice Bompiani. Come funziona: vari concorrenti in ogni puntata si devono sfidare mostrando di avere doti di scrittura degne del premio in palio. Un vincitore per ogni puntata, che andrà poi a sfidarsi con quello scelto la settimana successiva. Una giuria di tre scrittori famosi, tra i quali Andrea De Carlo, uno dei miei scrittori preferiti,  Taiye Selasi e Giancarlo De Cataldo. Come si scrive un romanzo? Cosa deve avere uno scrittore per potersi definire tale? Queste e molte altre sono le domande che il programma offre allo spettatore, per la prima volta il mondo della scrittura viene spogliato e mostrato nella sua misteriosa essenza come mai era stato fatto prima. Questo è quello che credevo, infatti, il programma ha una traiettoria leggermente diversa. Che significa questo: i concorrenti presentano uno scritto e i giudici lo leggono, un romanzo che non deve aver visto nessuna precedente pubblicazione, insomma, un inedito. Sulla base di quello che vedono e giudicano traggono le loro conclusioni sul personaggio e ne valutano poi, man mano che si procede con la puntata, le doti con esercizi di scrittura creativa, chiamata "prova immersiva". A coppie vengono portati in luoghi diversi per fare la conoscenza di persone e luoghi a loro sconosciuti, tutto questo per portare al rientro in studio un'esperienza unica da codificare e trasformare in parole e scriverne una breve storia. Storia che deve essere coerente con le "direttive" che vengono date loro dai giudici. 
Subito dopo individualmente, coppia dopo coppia, passano sotto l'esame dei tre scrittori/giudici. In base a quello scritto verra' deciso chi potrà rimanere e chi no. Ogni "vincitore" di ogni coppia, successivamente, si dovra' scontrare - utilizzando lo stesso scritto, senza prove aggiuntive - con gli altri concorrenti fino a quel momento sul podio del vincitore. Un solo vincitore per puntata. Rimasti in due, le loro sorti verranno decise in pochi secondi all'interno dell'ascensore della Mole Antonelliana (scenario spettacolare) di Torino dove, senza proferire parola alcuna, un/a importante esponente dell'editoria italiana, scrittore o editore chicchessia, prenderà la decisione finale ascoltando solamente la trama dei loro romanzi. 
Spero di essermi spiegato bene e spero di avervi fatto capire bene le regole del gioco. 
Sinceramente mi sarei aspettato qualcosa in più. Una sola prova di scrittura, un blando riassunto dei vari romanzi e direi troppe informazioni sul personaggio. Sembra quasi che il carisma di ogni concorrente sia prevalente rispetto alle sue capacità di scrittura. 
Lo spettatore non riesce a dare un proprio giudizio su ciò che vede, si rimane costretti a seguire quel che i giudici dicono, in quanto "arrivati" ed in quanto competenti sulla materia trattata. Insomma, sembra quasi che se la cantino e se la suonino da soli. Una delle cose che più non mi attrae di questo programma è la velata cattiveria dei giudici di sesso maschile verso alcuni dei concorrenti in pieno stile Masterchef. Capisco che il premio in palio non è poco ma penso che di cattiveria gratuita in televisione, non ce ne sia proprio alcun bisogno.  
Magari posso anche sbagliarmi, magari il pubblico non vede tutto il lavoro che c'è dietro ma sinceramente è proprio quello che avrebbe dato più rilevanza al tema stesso del programma. Detto questo vi dico che non mi dispiace guardarlo e penso che continuerò sino all'ultima puntata ma ho deciso di non farne nessuna telecronaca sul blog. Ho voluto parlarne ora giusto perchè è parte dell'attualità legata ai libri ma questo è tutto. 

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