martedì 4 febbraio 2014

Recensione: "La gente come noi non ha paura" di Shani Boianjiu

Ecco un libro che porta un linguaggio moderno, schietto come molte persone in Israele, come la vita. Shani Boianjiu ci conduce, tramite la sua esperienza, in due differenti destinazioni: nel passato e nel periodo più significativo e duro delle vite di molti israeliani.
In Israele il servizio militare è tutt'oggi obbligatorio, con una durata di 2 anni per le persone di sesso femminile, mentre di 3 anni per le persone di sesso maschile. Troppo? Beh, certo che per noi italiani, visto che ora è solo su base volontaria, essere obbligati a servire il nostro paese per un periodo forzato di tale durata, potrebbe sembrare una cosa spaventosa. Certo lo è anche per chi, in Israele, si accinge ad intraprendere questo viaggio che potrebbe segnarli per tutta la vita. Mentre leggevo, conoscendo molte delle storie/situazioni raccontatemi direttamente dai miei amici, mi sono accorto quanto sia lo specchio, seppur romanzato, della realtà odierna di questo paese.
Molte persone popolano questo romanzo, ma tre giovani donne rimangono sempre i caratteri principali che ci accompagneranno fino alla fine: Yael, Avishag e Lea.
Shani Boianjiu
Crescono assieme in un piccolo villaggio ai confini con il Libano e sempre assieme inizieranno il lungo viaggio nell'esercito. Giovani, a volte frivole, dure e prive di paura, proprio come solo persone della loro età possono essere. Ma la loro generazione altro non è che un luogo fermo nel tempo, il presente, unico custode delle loro emozioni, vissute fino all'osso, ma anche carnefice delle loro speranze e del loro futuro. Moltissimi sono gli aneddoti che la Boianjiu porta alla luce dai suoi ricordi e da storie ascoltate chissà quante volte. Amori e amicizie, spezzate dall'incubo della morte, sempre piu vicina e meno improbabile giorno per giorno. Ammirevole la capacità di autoanalizzare le proprie emozioni e accadimenti, veicolandoli, attraverso la scrittura, in un romanzo che ha riscosso tanti plausi quante critiche. In una sua intervista, Shani dice di aver inventato molto di quello che c'è nel libro, poco autobiografico, come molti possono pensare. Il lavoro che lei ha svolto, che poi ha dato vita al romanzo, è stato aver racolto informazioni durante il suo servizio di leva e attraverso racconti di altre persone.
L'uniforme da soldato, la velocità della crescita imposta dai compiti all'interno dell'universo militare, crea nei protagonisti un abbandono delle illusioni per lasciar posto all'abitudine di un problema che accompagna il loro paese sin dalla sua nascita, se non da prima.
Giovanissima quest'autrice, scrive il suo romanzo d'esordio in lingua inglese, dagli Stati Uniti dove si era recata per studi. Il successo arriva presto grazie all'interessamento del New Yorker e del New York Times, solo per citarne due. Un tema non facile da spiegare e molto meno da poter capire, se non vissuto direttamente.
Al contrario di quello che ho letto in rete, molto ha in comune ( questo non significa che la paragono a uno di loro ) con i pilastri della letteratura del suo paese. Grossman, solo per citarne uno, che si è trovato a discutere di una guerra (Israele-Libano) che gli ha strappato il figlio, morto durante un attacco al confine del paese. Questo solo per dimostrare che l'argomento Tsahal ( צה׳׳ל in ebraico) e' qualcosa che in qualche modo unisce i cittadini dello stato tanto chiacchierato e tanto sotto attacco, molte volte gratuitamente.
Recentemente, su Vanity Fair numero 02 del mese di Gennaio 2014 ho letto un bel pezzo di Manuela Dviri, dove parla della morte di Sharon dopo anni di coma. Anche la Dviri, come l'appena citato Grossman ha perso il figlio in quella guerra, per la quale perdita ha odiato l'ex premier israeliano, riconoscendogli allo stesso tempo, con una capacità intellettuale superiore, la possibilità di essere il personaggio che avrebbe potuto guidare il piccolo stato del "movimentato" Medio Oriente verso la pace con il popolo palestinese.
Questo romanzo è senza ombra di dubbio utile per cercare di capire sempre di più lo stato di Israele. Personalmente lo consiglio a chi, almeno in parte, abbia già una modesta conoscenza di questo luogo. Shani Boianjiu qui descrive solo una parte di quello che è la vita della maggior parte degli israeliani, inoltre, è solo il suo punto di vista e non la bandiera della sua generazione.


Nessun commento:

Posta un commento

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...