lunedì 21 aprile 2014

Recensione: "Moshi Moshi" di Banana Yoshimoto

Titolo: "MOSHI MOSHI"
Autore: Banana Yoshimoto
Editore: Feltrinelli
Collana: I Narratori
Pagine: 201
Prezzo: inMondadori in formato Brossura a €9,10, mentre in formato tascabile (brossura) su amazon, inMondadori e LaFeltrinelli a €6,80 - in versione ebook a €5,99 su tutti e tre i negozi online.

Questa storia di Banana Yoshimoto vi lascerà, come solo lei è capace, senza fiato. Un racconto difficile, con una tematica non molto trattata nella letteratura moderna. L'autrice nipponica riesce a renderci spettatori del rapporto che evolve e progredisce tra madre e figlia, un luogo perso nel tempo del cambiamento di quei ruoli stabiliti da una legge superiore dove, però, saranno le regole stesse ad essere stravolte. Più volte ho mostrato il mio apprezzamento verso la Yoshimoto, una donna che osserva il pensiero umano, entra nella mente dei suoi personaggi, ancor prima di crearli, priva di pregiudizio, come un bambino che racconta lo stupore di ciò che vede senza filtri alcuni. Un mondo dove non esiste giusto o sbagliato, solo i fatti che rendono il racconto una storia. Pagine e pagine di parole che scavano nel dettaglio, non si fermano mai in superficie, ricercano le motivazioni dietro quei gesti compiuti dai protagonisti che, umilmente, si prestano come volontari per trasmettere la saggezza della loro autrice.
Un padre che lavora nel mondo della musica, distratto, molto più assente della pioggia nel deserto, un giorno non rincasa, come invece aveva sempre fatto. Al suo posto bussa alla porta la notizia del ritrovamento del suo corpo all'interno di una macchina, in compagnia di una donna, anch'essa cadavere. Inizialmente si pensa ad una sua amante ma, successivamente, si scopre essere una sua parente della quale, nessuno aveva mai sentito parlare fino a quel momento.
Tutto lascia pensare ad una morte in stile Romeo e Giulietta, una fine tragica, subito contraddetta dalle analisi che affermano la non volontà dell'uomo di trovarsi in quella macchina. Addormentato e poi sistemato nel sedile del passeggero, è andato incontro al suo destino senza esserne consapevole, o così sembrerebbe.
Per Yocchan e per la madre, i risultati delle indagini, sembrano essere un ridicolo sollievo, ancora incredule del "possibile" suicidio del padre di famiglia.
Yocchan ( a volte chiamata Yoshie ) è la nostra narratrice che, un anno dopo l'accaduto, decide di lasciare la madre e di avventurarsi nell'età adulta, conquistando la sua indipendenza. Trasferitasi nel suo quartiere preferito, Shimokitazawa, meta caratteristica e alternativa di Tokyo, trova lavoro e conduce una vita scandita dai suoi ritmi, dalle sue necessità. Quella di Yacchan, però, sarà un'emancipazione che durerà molto poco, visto che un giorno si ritrova la madre alla porta che le chiede di potersi trasferire da lei per un breve periodo, incapace di sostenere quella solitudine che la loro casa aveva acquisito dopo il doloroso accaduto.
Da questo momento le vite di entrambe le donne si troveranno ad un bivio, capirsi e sostenersi o mantenere i loro ruoli di madre e di figlia? Yocchan, anche se inizialmente spaventata dall'arrivo della donna, decide di comprendere quella donna che le vive accanto, una donna che tolta dalle vesti di madre e moglie ritorna ad essere una persona, pretendendo la sua libertà e possibilità di riscatto.
Interessante vedere il cambiamento della madre, una donna abituata ad una vita molto più borghese di quella che, invece, la figlia ha intenzione di intraprendere. Detto questo, l'autrice mostra il graduale cambiamento della madre di Yocchan, attraverso i suoi comportamenti e attraverso il cambio di look. Una trasformazione che sembra farle bene, la pone in uno stato di libertà che solitamente contraddistingue i più giovani. Comprensiva e amorevole, Yocchan inverte leggermente il suo ruolo diventando lei la madre per un breve periodo, sentendo la responsabilità di starl evicino ed aiutarla. Banana Yoshimoto, allo stesso tempo ricorda come anche la ragazza stia attraversando il suo momento di dolore, la perdita del padre, una figura che se pur assente aveva il suo peso nella vita della protagonista. Molte pagine del romanzo sono rivolte a questo difficile bilanciamento, mostrando le fragilità dell'essere umano quando molte certezze vengono a mancare.
In questo romanzo, queste due donne, vengono descritte in un momento di fragilità, la morte del capofamiglia. Un lutto è sempre tragico, un evento talmente straordinario che mette a dura prova chiunque vi si trovi a subirlo. Proprio qui l'autrice mette in rilievo come la reazione ad un evento di simile portata possa diversificarsi in base al ruolo che i personaggi avevano con la persona deceduta. Una donna che ha perso il marito ed un'altra donna che ha perso il padre. I due dolori e i due modi di reagire le rendono compassionevoli l'una verso l'altra, sforzandosi di capire e comprendersi a vicenda. 
Un giorno Yocchan incontra Aratani, un ragazzo che lavorava in una Live House dove il padre era solito andare a suonare. E' un ragazzo premuroso, attento e discreto, tutte qualità non trascurabili in un uomo, pensa la protagonista, indecisa su come comportarsi nei suoi confronti. Aratani è una grande fonte di informazioni che permetteranno a Yocchan di scoprire sempre di più sulla morte del padre e su quella misteriosa donna che ne ha causato la morte. Man mano che le loro frequentazioni aumentano, altri personaggi entrano in scena a sconvolgere la vita di Yocchan, che si sente costretta ad agire senza fare più domande. Banana Yoshimoto ha questa caratteristica, che a me piace molto:inizia i suoi romanzi esplorando i personaggi chiave, li rende umani, quasi obbligando il lettore ad identificarsi in loro, ad amarli. Pagine e pagine anche solo per descrivere un sentimento o un'emozione provata, senza mai cadere nella noia o nella ripetizione, fino a rendere il racconto "maturo" agli occhi del suo fruitore, inserendo situazioni che rendono impossibile una pausa nella lettura.

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