giovedì 22 maggio 2014

"ANGER" di Isabel Abedi

Titolo: "ANGER"
Autore: Isabel Abedi
Editore: Corbaccio
Pagine: 214
Traduttore: Anna Carbone
Prezzo: inMondadori, Amazon, LaFeltrinelli in copertina rigida a €13,94 mentre in versione digitale a €9,99
Questo romanzo è uscito a marzo dell'anno scorso e, come mio solito, l'ho comprato a prezzo pieno la stessa settimana che ha visto il suo debutto nelle librerie. Ai tempi vivevo a Varese e, come ogni mattina, passeggiando per le strade del centro, l'ho visto nelle vetrine della Mondadori.
L'argomento trattato si è letto moltissime volte, abbastanza in voga nel 2012/2013 grazie agli Hunger Games della Collins. Interessante già dalla copertina ho deciso di dargli una chance e provare a leggerlo. Isabel Abedi, prima di questo libro, era reduce da un'altro grande successo nel 2012 che porta il titolo di Sono nel tuo sogno ma che non ho letto ancora.
Tornato a casa, quella mattina, ho messo il libro nella libreria e lì ci è rimasto, fino a quando, l'altro ieri, mi sono deciso di iniziare a leggere almeno le prime pagine: non sono riuscito a fermarmi e l'ho terminato!
L'Isola, il film del regista Quint Tempelhoff ha luogo, appunto, su un'isola al largo di Rio de Janeiro. I suoi protagonisti sono stati scelti da lui stesso, qualcosa in loro lo ha colpito, non tutti sono attori professionisti ma la maggior parte ha frequentato corsi di recitazione. Joy, la voce narrante del libro, parte alla volta dell'isola come coloro che diventeranno i suoi compagni di "lavoro". Si ritrovano tutti sullo stesso aereo che da Francoforte li porterà a Rio, luogo dal quale inizierà la loro avventura. Sei ragazzi e sei ragazze, un'isola deserta affollata di telecamere, un sistema utilizzato per la riabilitazione dei detenuti usato molti anni prima. Occhi che li spieranno in qualsiasi occasione, pronti a catturare l'inquadratura giusta, la scena o il dialogo perfetto.
Ognuno dei partecipanti, prima di partire per il lungo viaggio, ha dovuto scegliersi un nome, diverso da quello di battesimo. Una delle regole del gioco era appunto mantenere un certo anonimato all'interno del gruppo, reinventandosi, cominciando proprio dal nome. Tre oggetti ciascuno, le uniche cose consentite per sbarcare sull'isola. Tre cose che abbiano un significato speciale nelle vite di ciascun partecipante. 
Vera, il nome con il quale Joy sceglierà di partecipare a questo esperimento cinematografico, sarà l'unica ad avere dei legami veri con quel Brasile che, molti anni prima, aveva fatto parte della sua vita. Parte accettata per arrivare il più vicina possibile a Rio, accompagnata da quei tre oggetti che le serviranno per ristabilire un contatto perso quando era ancora una bambina.
Ho letto questo libro con attenzione, aspettandomi colpi di scena continui - da grande fan di LOST - che non sempre, però, hanno soddisfatto le mie aspettative. Il vero intrattenimento, a mio parere, arriva all'inizio della seconda metà del romanzo dove i partecipanti al progetto, dovranno scontrarsi con le prime sparizioni, perdendo ogni certezza e confidenza acquisita fino a quel momento.
Un assassino e undici vittime, questo è lo scopo della loro permanenza sull'isola. Quando scopriranno che la cosa non è più un gioco, la paura e il sopsetto si impadroniranno dei pochi protagonisti rimasti vivi sull'isola.
Questo romanzo, senz'altro ben scritto e ben tradotto, mi ha ricordato molto "Il terzo gemello" di Ken Follett, specialmente nel colpo di scena finale. Sicuramente chi è fan di Follett avrà già capito di cosa si tratta. 
Lo consiglio perchè è ben strutturato e la lettura scorre velocemente. Molti passaggi, a mio parere ripetitivi, si sarebbero potuti evitare ma nel complesso mi è piaciuto. I vari protagonisti, sono stati sviluppati bene e hanno avuto la loro funzione precisa nel racconto. Diciamo che leggerei qualcos'altro di questa autrice. 

2 commenti:

Mr Ink ha detto...

Mah, non mi era tanto dispiaciuto. L'avevo trovato un po' sempliciotto, però cose buone c'erano. Una certa tensione diffusa in tutti i capitoli, anche se spesso andava sprecata. L'urban fantasy della Abedi, invece, mi aveva colpito molto, anche se solo dalla seconda parte in poi.

Simone ha detto...

Alla fine ti dico che non mi è spiaciuto più di tanto... Sono d'accordo con te per quanto riguarda la lentezza di alcuni passaggi, suspence poca per tutta la prima parte del libro.
Sul finale si è riscattato e mi ha intrigato un pochino in più. Pensavo meglio visto la pubblicità che gli avevano fatto...

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