lunedì 30 novembre 2015

Due chiacchiere con Gabriella Genisi, per tutti noi, il commissario Lolita Lobosco!

Eccoci qui, anche oggi, come ogni lunedì, pronti ad iniziare una nuova settimana. Per molti di noi sarà un inizio complicato, per alcuni un po' meno ma per Crazy About Fiction è di sicuro un ottimo giorno!
Gabriella Genisi, scrittrice che ci ha regalato Lolita Lobosco e le sue avventure, è stata così carina da dedicarmi il suo tempo e rispondere alle mie (numerose ed infinite) domande...
Sono sicuro che questo vi farà piacere e allieterà la vostra giornata lavorativa, i suoi fan saranno contentissimi, almeno quanto lo sono io!

Ciao Gabriella, benvenuta nel mio blog! Grazie per avermi dedicato il tuo tempo e per aver accettato di rispondere ad alcune domande.
Il tuo romanzo mi è piaciuto e l'ho letto in una giornata sola. Ne ho parlato QUI nel blog e tutte le persone alle quali l'ho consigliato mi hanno ringraziato subito dopo averlo letto.

D. Dopo le mie ultime interviste ad autori, ho ricevuto parecchie email di persone che seguono il blog con richieste in merito alle domande rivolte a voi scrittori. Per questo motivo, proprio con te, inizierò ad usare alcuni di questi suggerimenti. Una di queste domande, penso necessaria all'apertura dell'intervista, è chiedere di introdurti da sola: chi è Gabriella Genisi?
R. Ciao Simone, intanto grazie per la recensione e un saluto ai lettori del blog. Dunque, sono principalmente una lettrice, prima ancora che una scrittrice. Ho cinquant'anni, due figli già grandi e molte passioni, tra cui la cucina, argomento che si infila spesso nelle pagine dei miei libri.

D. Quando è nata la tua passione per la scrittura, com'è stato il tuo percorso fino alla prima pubblicazione?
R. Non so indicare un momento preciso, so che già dalle elementari ero molto brava nella scrittura. Da bambina volevo diventare una giornalista come la Fallaci, che leggevo sull'Europeo. Poi però, dopo il tema della maturità non ho più scritto nulla. E poi, a quarant'anni è accaduto, improvvisamente. Come una magia.

D. Hai mai frequentato corsi di scrittura? Pensi siano necessari?
R. No, mai. Mi sono informata come gli scrittori del passato. Leggendo sin da piccolissima centinaia e centinaia di libri. Possono essere utili nel metodo, forse. Ma la lettura è imprescindibile.

D. Lolita Lobosco è il nome della tua/nostra eroina. Un commissario di Polizia con un carattere forte, che incarna molto bene l'immaginario che abbiamo della donna mediterranea. Quando è nata e da dove è partita l'ispirazione? Esiste una Lolì in carne ed ossa?
R. L'ispirazione arriva nelle vacanze di Natale del 2006, dopo aver letto molti libri di Andrea Camilleri con Montalbano protagonista. Stupita dallo scoprire che nella letteratura poliziesca erano assenti i commissari donna, decido di inventarne una. Forse esiste, ma non l'ho ancora incontrata.

D. Questa non è la prima avventura del commissario Lobosco. Infatti prima di "Spaghetti all'Assassina" ci sono stati altri romanzi che l'hanno vista in azione. Quando hai iniziato a delineare questo personaggio, già sapevi che non ti saresti fermata ad un solo libro?
R. Sì, questo è il quinto episodio e sono alle prese con il sesto. Ecco, inizialmente no, non ho pensato a una serie. Poi la volontà dell'editore (Cesare De Michelis della Marsilio/Sonzogno) e l'entusiasmo dei miei 25 lettori, hanno fatto il resto.

D. Il linguaggio è senza dubbio uno degli ingredienti principali del successo dei tuoi libri, a parer mio, ovviamente. La Puglia è la tua terra e le espressioni usate nel tuo territorio aggiungono quel tocco esotico-locale che immerge ancor di più il lettore nelle atmosfere dove si svolgono gli avvenimenti narrati. Quanta attenzione hai avuto nel trovare un equilibrio senza rischiare di esagerare, pensando ad un pubblico più vasto e diversificato a livello territoriale? ( a me è risultato perfetto )
R. L'ingrediente principale dei miei libri è la spontaneità, così è stato anche per la lingua usata. Un linguaggio parlato, più che un dialetto, proprio come si usa a Bari. Mescolato però a modi di dire tradizionali e coloriti. Un modo per opporsi a una lingua sempre più uniforme e omologata. Creata unendo le parole e anticipando di qualche anno gli #hashtag.

D. La vita di un commissario di Polizia non dev'essere facile da scrivere. Linguaggio, relazioni con i colleghi, la vita privata... hai avuto aiuto da qualcuno che lavora nel ramo?
R. In tutta sincerità no, tranne qualche lettore poliziotto e un amico questore con cui chiacchiero a volte. Non mi piace raccontare la vita di una vera poliziotta, troppo aderente al reale. La letteratura deve essere fantasia, immaginazione, altro rispetto alla cronaca che ogni giorno arriva da televisione e stampa. Certo, è molto più facile raccontare un commissario se sei un poliziotto vero, o un processo se fai il magistrato, ma nel mio caso, la cifra alla quale tengo maggiormente è quella della creatività, nell'inventare cioè un personaggio credibile che diventa amico dei lettori. Ho però anch'io un consulente che mi aiuta per l'aspetto medico legale, ed è il Professor Franco Introna, ormai diventato personaggio dei miei libri a tutti gli effetti.

D. E' un periodo nel quale gli investigatori stanno riscuotendo un determinato successo nella narrativa contemporanea. Pochi, però, i personaggi femminili di rilievo come il tuo ( e con una continuità nel tempo ). Quando l'hai creata, quante trasformazioni ha avuto prima di arrivare alla stampa?
R. Direi nessuna. Lei è nata così, ed è piaciuta subito alla mia agente Maria Paola Romeo della Grandi & Associati, alla editor Patricia Chendi, e all'editore. 

D. Come definiresti il tuo pubblico? Chi sembra appassionarsi di più alle vicende del commissario Lobosco?
R. E' un pubblico caldo ed eterogeneo, formato in parti pressoché uguali di lettori e lettrici. Ci sono avvocati, poliziotti, medici, studentesse, casalinghe, insegnanti, operai, appassionati di cucina o di libri, giornalisti...

D. Cosa che mi ha incuriosito molto, alla fine di questo romanzo, ma anche negli altri, si possono trovare delle ricette di cucina che riportano al romanzo appena terminato. Da dove è arrivata questa idea, interessante e sicuramente molto originale? ( visto che nel web molti hanno postato foto di piatti preparati proprio con le tue ricette )
R. L'idea di inserire le ricette in coda al libro nasce sin dalla mia prima pubblicazione, Come quando fuori piove, edito da Manni nel gennaio 2006. Mi parve che raccontare una storia mescolando anche odori e sapori fosse il modo migliore per sollecitare memoria ed emozioni. Da allora l'ho sempre fatto. Diciamo che ho anticipato di parecchio quella che poi è diventata una moda. La cosa bella è che ai lettori piace molto e ultimamente anche importanti blog e siti di cucina dedicano attenzione alle ricette del Commissario Lolita. Per quanto mi riguarda, sapere che una lettrice di Cuneo qualche tempo fa si è cimentata in un riso patate e cozze dopo aver letto Gioco pericoloso, bè è una grande soddisfazione.

D. I tuoi libri hanno riscosso successo e, dopo averne letti alcuni, capisco il motivo. Che effetto ti ha fatto leggere che Vanity Fair pensa che potresti diventare la Camilleri pugliese?
R. Sei molto buono, ti ringrazio. Ecco, quando Vanity l'ha scritto ho provato molta felicità. Camilleri è un mito, lo scrittore più amato dagli italiani, e per me assomigliargli un pochettino non può che essere un grande complimento. Anche perché senza Montalbano, io la mia Lolita non l'avrei neanche pensata.

D. A cosa stai lavorando ora?
R. Adesso al nuovo episodio della serie, ma ho appena terminato un saggio divertente scritto a quattro mani con un'amica. E ricamo ogni tanto un manoscritto al quale tengo moltissimo. E' una storia familiare contemporanea raccntata in prima persona da un protagonista maschile.

Attenderemo allora di poterti leggere ancora in futuro e di vedere i tuoi progetti realizzati! Crazy About Fiction ti seguirà e farà il tifo per te! 

Grazie infinite per avermi dedicato il tuo tempo e per la ricetta degli Spaghetti all'Assassina, l'ho sperimentata e ho ottenuto un ottimo risultato!

G.G. Grazie a te, domande molto interessanti. E' stato piacevole rispondere, intanto che nel forno cuoce una torta. 



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